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Pubblicato da Andrea Livia Faetanini il

Sono tante le domande che ogni persona nata a San Marino si sente rivolgere nel corso della vita. Sulle tasse, se abbiamo una moneta nostra, se parliamo italiano, si tutte domande ricevute e alle quali se non rispondi risulti pure un po’ snob. Così quando pensi di conoscere tutte le curiosità sul tuo piccolo stato, un giorno alla radio – quanto sono vintage – senti parlare del fatto che a San Marino l’aborto è ancora un delitto punibile penalmente.

Incuriosita ed un po’ incredula mi documento e scopro che effettivamente è così. In nessun caso, anche di stupro, una donna a San Marino può abortire, ne risponderebbe penalmente. La pena prevede la reclusione dai 3 ai 6 anni ai sensi degli articoli 153 e 154 del codice penale.

Se però oltrepassa il confine, arriva in Italia, paga il ticket e se ne torna con il suo ingombrante bagaglio di senso di colpa, è tutto ok. Fine di tutti i problemi.

Un altro stato che considerava l’aborto un reato penale è la Nuova Zelanda. Fino a più di un anno fa, infatti, era possibile abortire solo in caso di gravi disturbi mentali. Si presume che migliaia di donne abbiano finto tali disturbi con il compiacimento dei medici perché purtroppo si sa, fatta la legge (che risaliva al 1977) trovato l’inganno. Il 24 Marzo 2020 però è entrata in vigore una norma che depenalizza l’aborto e non prevede alcuna restrizione se fatto entro la prima metà della gravidanza.*

Il  servizio sanitario nazionale di San Marino si può avvalere della collaborazione con l’Italia, nel caso in cui non disponga della specialità medica richiesta da un determinato paziente. In certi casi si ha diritto ad un risarcimento rispetto alle spese sostenute, parziale o totale. Se non abbiamo i mezzi per poter garantire questo diritto, perché non prevedere delle leggi che consentano di fare legalmente ciò che già avviene?

Per la cronaca l’Italia ha legalizzato l’aborto nel 1978.

Svilire la questione, non legiferare a riguardo, non dibatterne perché ora ci sono questioni ben più importanti, significa non rendersi conto che il mondo va avanti comunque e le questioni pregresse si accumulano a quelle più recenti. Come se la possibilità per la donna di fare ciò che meglio crede del suo corpo, non sia una questione importante. Evidentemente chiamarla in causa torna comodo quando si deve parlare di famiglia, di bonus bebè ma se lei la pensa diversamente su certi temi, ecco che la sua opinione ha meno importanza.

In passato sono state presentate Istanze d’Arengo che sono persino state approvate, ma cautamente abbandonate lungo il percorso. Non bisogna fare troppo rumore, meno se ne parla, meglio è. Ultimamente però, vuoi o non vuoi, siamo tutti presenti qui nel mondo digitale, si condividono storie, pensieri e opinioni. Se ne parla, per fortuna.

Se ci fossero meno remore nel parlare di educazione sessuale, non limitandola a mera lezione di scienze delle medie, se si affrontassero questi argomenti senza tabù, forse ci sarebbero meno discorsi utopici. Forse e dico forse, si potrebbe parlare liberamente anche di aborto, di cosa comporta e del suo impatto psicologico.

Ognuno può credere, venerare e osannare chi desidera in quanto entità astratta. Il corpo delle donne però è vero, tangibile e, pensate un po’, persino attaccato ad una mente pensante.

Riconosciamo la libertà e la dignità alla donna di poter decidere non da criminale ma da cittadina.

Rivendichiamo la neutralità del nostro stato rispettando anche le idee e le scelte altrui.

Andrea Livia Faetanini

A questo link https://reproductiverights.org/worldabortionlaws trovate una mappa che mostra i paesi in cui è consentito o meno l’aborto.

*[https://www.orizzontipolitici.it/aborto-liberalizzato-in-nuova-zelanda-e-nel-mondo/]

dal blog: https://andrea-o-livia.com

 

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