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Il Fatto Quotidiano parla del nostro Referendum

Pubblicato da Unione Donne Sammarinesi il

San Marino, un referendum per rendere legale l’aborto: “Ci proviamo da 18 anni. Ancora oggi si rischiano fino a sei anni di carcere.”

San Marino, un referendum per rendere legale l’aborto: “Ci proviamo da 18 anni. Ancora oggi si rischiano fino a sei anni di carcere”

 

Il quesito referendario, indetto dall’Unione Donne Sammarinesi, è la legalizzazione dell’aborto entro le 12 settimane di gravidanza e anche oltre questo periodo in caso di pericolo di vita per la donna o per gravi malformazioni del feto. “E’ dal 2003 che stiamo cercando di ottenere la legalizzazione dell’Interruzione volontaria di gravidanza”, dice Karen Pruccoli. presidente dell’Uds.Il 26 settembre con un referendum popolare i cittadini della Repubblica di San Marino decideranno se rendere legale l’aborto entro i confini del loro Stato. Il quesito referendario, indetto dall’Unione Donne Sammarinesi (Uds), è infatti la legalizzazione dell’aborto entro le 12 settimane di gravidanza e anche oltre questo periodo in caso di pericolo di vita per la donna o per gravi malformazioni del feto. A oggi a San Marino abortire è ancora un crimine: le donne non possono ricorrervi in nessun caso. Non quando sono in pericolo di vita, ma neanche se sono rimaste incinta dopo uno stupro e nemmeno se le condizioni del feto sono incompatibili con la vita. Figurarsi nel caso vogliano rivendicare una libertà di scelta, che nella stragrande maggioranza dei Paesi occidentali è conquista del secolo scorso. Le sammarinesi che vogliano abortire sono infatti costrette ad andare all’estero: “Solitamente negli ospedali dell’Emilia Romagna, dove per abortire spendono come minimo 1.500 euro, più le spese dell’albergo. Non sappiamo quante siano queste donne perché, nonostante le tante richieste avanzate alla politica e al nostro segretario di Stato, nessuno ha mai chiesto alla Ausl dell’Emilia Romagna i numeri”, spiega al fattoquotidiano.it la presidente dell’Unione Donne Sammarinesi e del comitato per il referendum, Karen Pruccoli.

Il codice penale di San Marino “rimasto più o meno invariato dal 1865” prevede all’articolo 153 e 154 “la reclusione da tre a sei anni per ogni donna che abortisce e per ogni persona che la aiuta e che procura l’aborto”. Nel 2021 un referendum per legalizzare una pratica che in Italia è in vigore dal 1978 può apparire tardivo, ma, come spiega Pruccoli “sono 18 anni, dal 2003, che stiamo cercando di ottenere la legalizzazione dell’Interruzione volontaria di gravidanza. Prima hanno tentato dei gruppi politici di sinistra, fallendo. Negli ultimi sette anni l’Uds ha provato con tutti gli strumenti previsti dalla nostra democrazia diretta: innumerevoli Istanze d’Arengo (richieste di pubblico interesse ndr), alcune addirittura approvate ma mai applicate; due disegni di legge di iniziativa popolare (nel 2014 e nel 2019), messi illegalmente in un cassetto. Finché nel 2020 abbiamo deciso di muoverci verso il referendum, nella totale indifferenza della politica, che si è svegliata solo quando abbiamo presentato le 3mila firme necessarie per indirlo. Prima del Duemila la battaglia per l’Ivg era impensabile. Dagli anni ’70 le donne sammarinesi hanno combattuto per altri diritti: la cittadinanza e la trasmissione della cittadinanza ai figli. Una donna sammarinese che si sposava con un non sammarinese perdeva infatti la cittadinanza, a differenza di quanto capitava agli uomini nelle medesime condizioni”.

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